Una Serata Magica di Fotografia Analogica con João Castanheira: Svelati i Segreti del Collodio Umido su Lastre

La fotografia analogica ha il potere di trasportarci indietro nel tempo, immergendoci in un mondo di tecniche artigianali e processi unici. Il 28 dicembre è stata una di quelle serate magiche in cui la passione per la fotografia analogica ha preso vita, grazie all’entusiasmante serata di streaming con l’esperto fotografo João Castanheira, direttamente da Lisbona.

Nonostante la distanza geografica, il nostro pubblico è stato in grado di connettersi con João tramite la piattaforma Google Meet, grazie all’inestimabile contributo del nostro traslatore simultaneo, Gianluca. Un vero esempio di come la passione per la fotografia possa superare i confini linguistici.

João Castanheira, un appassionato fotografo analogico, ci ha guidati attraverso il misterioso mondo dello sviluppo fotografico con la tecnica del collodio umido su lastre. Nonostante la presentazione in inglese, la sua passione e competenza hanno attraversato lo schermo, rendendo il processo comprensibile per tutti gli spettatori.

Il collodio umido su lastre è una pratica che richiede impegno, tempo e risorse finanziarie. João ha condiviso dettagliatamente il processo, spiegando quando e come questa tecnica è stata utilizzata storicamente. È un’arte che va oltre la semplice pressione di un pulsante sulla fotocamera digitale, richiedendo una dedizione totale e una conoscenza approfondita.

Il Fascino Storico dello Sviluppo con Collodio Umido: Una Profonda Immersione nella Fotografia del Passato

Il processo di sviluppo fotografico con collodio umido rappresenta una pietra miliare nella storia della fotografia, caratterizzato da una ricchezza di dettagli e da una bellezza intrinseca che ha resistito al passare del tempo. Per capire appieno l’importanza di questa tecnica, è necessario fare un viaggio nel passato, risalendo alle radici della fotografia stessa.

Origini e Storia del Collodio Umido:

Il collodio umido fu introdotto per la prima volta nella metà del XIX secolo, nel 1851, dallo scienziato britannico Frederick Scott Archer. Questo innovativo processo sostituì rapidamente il precedente dagherrotipo, fornendo una maggiore flessibilità e versatilità ai fotografi dell’epoca. Il collodio umido divenne rapidamente la tecnica preferita per la creazione di lastre fotografiche.

Il Processo Dettagliato:

La tecnica del collodio umido coinvolge una serie di passaggi artigianali che richiedono grande maestria e precisione. Inizialmente, viene applicato un rivestimento di collodio, una soluzione di nitrato di cellulosa in etere e alcol, sulla lastra di vetro. Questa lastra, ancora umida, viene immersa in una soluzione di nitrato d’argento, rendendola sensibile alla luce.

La lastra sensibilizzata deve essere esposta alla luce nella camera oscura entro pochi minuti, poiché la sensibilità alla luce del collodio diminuisce rapidamente. Dopo l’esposizione, la lastra viene sviluppata immediatamente tramite una soluzione di ferroso, rivelando l’immagine latente. Successivamente, viene fissata con una soluzione di tiosolfato di sodio per arrestare il processo chimico.

Una caratteristica distintiva del collodio umido è la sua capacità di produrre immagini nitide e dettagliate, insieme a una gamma tonale ricca. Tuttavia, la necessità di eseguire l’intero processo mentre il collodio è ancora umido rende questa tecnica estremamente impegnativa e non adatta a chi cerca risultati immediati.

L’Età dell’Oro della Fotografia con Collodio Umido:

Il periodo compreso tra la metà del XIX secolo e i primi anni del XX secolo è stato considerato l'”età dell’oro” della fotografia con collodio umido. Fotografi di talento come Mathew Brady durante la Guerra Civile americana e Julia Margaret Cameron in Inghilterra hanno reso questa tecnica celebre per la sua capacità di catturare dettagli e emozioni in maniera senza precedenti.

Il Ritorno del Collodio Umido:

Oggi, nonostante i progressi tecnologici, ci sono ancora appassionati di fotografia che abbracciano il collodio umido come una forma d’arte autentica e nostalgica. Gli eventi speciali, come la serata di streaming con João Castanheira, ci offrono un’occasione unica per immergerci nelle radici della fotografia, apprezzando la maestria e l’arte che caratterizzano il processo del collodio umido. Attraverso queste esperienze, manteniamo vivo il legame tra il passato e il presente, celebrando una tecnica che continua a incantare con la sua bellezza intramontabile.

Abbiamo pensato a tutto:

Per garantire che nessun appassionato di fotografia perdesse questa straordinaria esperienza, abbiamo reso l’evento accessibile anche a distanza. Soci e appassionati hanno potuto connettersi tramite un link pubblicato su Facebook e altri gruppi online, consentendo loro di seguire passo dopo passo il processo di sviluppo.

Per coloro che non hanno potuto partecipare in diretta, abbiamo pensato a tutto. Abbiamo pubblichato un video sul nostro canale YouTube con i momenti salienti della serata. Sarà un’opportunità per rivivere l’emozione della serata e approfondire ulteriormente la tecnica affascinante del collodio umido su lastre.

Video pubblicato su youtube della serata

La nostra avventura nel mondo della fotografia analogica non si ferma qui. Occhio Fotografico sta già pianificando nuovi eventi e workshop, ispirati dalla serata magica con João Castanheira. Per rimanere aggiornati su tutte le nostre iniziative, vi invitiamo a seguirci sui nostri canali social. E se volete essere parte integrante di questa comunità appassionata, diventate soci di Occhio Fotografico. Sicuramente ci saranno altre esperienze uniche da condividere nel mondo affascinante della fotografia analogica.

Traduzioni:

Carissimi lettori, considerando la nostra diversificata audience composta da lettori italiani, portoghesi e inglesi, desidero informarvi che l’articolo sarà tradotto sia in inglese che in Portoghese, con l’aiuto del software Verso e coadiuvato da mia figlia Sara. Questo sforzo mira a garantire che tutti possano godere appieno dei contenuti. Mi scuso anticipatamente per eventuali incongruenze nelle traduzioni e ringrazio per la vostra pazienza e comprensione.


Analog Photography’s Timeless Allure: Unveiling the Secrets of Wet Plate Collodion on Glass Plates

Analog photography possesses the unique ability to transport us back in time, immersing us in a world of artisanal techniques and singular processes. December 28th marked one of those magical evenings where the passion for analog photography came to life, thanks to an exciting streaming session featuring expert photographer João Castanheira, broadcasting directly from Lisbon.

Despite the geographical distance, our audience connected with João through the Google Meet platform, thanks to the invaluable contribution of our simultaneous translator, Gianluca. A true example of how passion for photography can transcend linguistic boundaries.

João Castanheira, a devoted analog photographer, guided us through the mysterious world of photographic development using the wet plate collodion technique on glass plates. Despite the presentation being in English, his passion and expertise crossed the screen, making the process understandable for all viewers.

Wet plate collodion on glass plates is a practice that demands commitment, time, and financial resources. João intricately shared the process, explaining when and how this technique was historically utilized. It’s an art that goes beyond merely pressing a button on a digital camera, requiring total dedication and in-depth knowledge.

The Historical Allure of Wet Plate Collodion Development: A Deep Dive into Photography’s Past

The wet plate collodion development process represents a milestone in the history of photography, characterized by a wealth of details and intrinsic beauty that has withstood the test of time. To fully understand the significance of this technique, it is necessary to embark on a journey into the past, tracing back to the roots of photography itself.

Origins and History of Wet Plate Collodion:

Wet plate collodion was first introduced in the mid-19th century, in 1851, by the British scientist Frederick Scott Archer. This innovative process quickly replaced the earlier daguerreotype, providing greater flexibility and versatility to photographers of the time. Wet plate collodion rapidly became the preferred technique for creating photographic plates.

The Detailed Process:

The wet plate collodion technique involves a series of artisanal steps that require great skill and precision. Initially, a coating of collodion, a solution of nitrocellulose in ether and alcohol, is applied to a glass plate. This still-wet plate is then immersed in a solution of silver nitrate, making it light-sensitive.

The sensitized plate must be exposed to light in the darkroom within a few minutes, as the light sensitivity of collodion diminishes rapidly. After exposure, the plate is immediately developed using a ferrous solution, revealing the latent image. Subsequently, it is fixed with a solution of sodium thiosulfate to halt the chemical process.

A distinctive feature of wet plate collodion is its ability to produce sharp and detailed images, along with a rich tonal range. However, the need to perform the entire process while the collodion is still wet makes this technique extremely demanding and unsuitable for those seeking immediate results.

The Golden Age of Wet Plate Collodion Photography:

The period from the mid-19th century to the early 20th century is considered the “golden age” of wet plate collodion photography. Talented photographers such as Mathew Brady during the American Civil War and Julia Margaret Cameron in England made this technique famous for its ability to capture details and emotions in an unprecedented manner.

The Revival of Wet Plate Collodion:

Today, despite technological advances, there are still photography enthusiasts who embrace wet plate collodion as an authentic and nostalgic art form. Special events, such as the streaming evening with João Castanheira, offer a unique opportunity to immerse ourselves in the roots of photography, appreciating the mastery and artistry that characterize the wet plate collodion process. Through these experiences, we keep alive the connection between the past and the present, celebrating a technique that continues to enchant with its timeless beauty.

We Thought of Everything:

To ensure that no photography enthusiast missed this extraordinary experience, we made the event accessible even at a distance. Members and enthusiasts could connect through a link shared on Facebook and other online groups, allowing them to follow the development process step by step.

For those who couldn’t participate live, we thought of everything. In the coming days, we will release a video on our YouTube channel with the highlights of the evening. It will be an opportunity to relive the excitement of the event and delve further into the fascinating technique of wet plate collodion on glass plates.

Our adventure in the world of analog photography doesn’t end here. Occhio Fotografico is already planning new events and workshops, inspired by the magical evening with João Castanheira. To stay updated on all our initiatives, we invite you to follow us on our social channels. And if you want to be an integral part of this passionate community, become a member of Occhio Fotografico. Surely, there will be more unique experiences to share in the fascinating world of analog photography.

Dear readers, considering our diverse audience consisting of Italian, Spanish, and English readers, I would like to inform you that the article will be translated into both English and Spanish. This effort aims to ensure that everyone can fully enjoy the content. I apologize in advance for any inconsistencies in the translations and appreciate your patience and understanding.


Uma Noite Mágica de Fotografia Analógica com João Castanheira: Revelando os Segredos do Colódio Úmido em Placas de Vidro

A fotografia analógica tem o poder de nos transportar de volta no tempo, mergulhando-nos em um mundo de técnicas artesanais e processos singulares. O dia 28 de dezembro marcou uma daquelas noites mágicas em que a paixão pela fotografia analógica ganhou vida, graças a uma emocionante transmissão ao vivo com o experiente fotógrafo João Castanheira, diretamente de Lisboa.

Apesar da distância geográfica, nossa audiência se conectou com João por meio da plataforma Google Meet, graças à valiosa contribuição do nosso tradutor simultâneo, Gianluca. Um verdadeiro exemplo de como a paixão pela fotografia pode transcender as barreiras linguísticas.

João Castanheira, um dedicado fotógrafo analógico, nos guiou pelo misterioso mundo do desenvolvimento fotográfico usando a técnica do colódio úmido em placas de vidro. Apesar da apresentação ser em inglês, sua paixão e experiência ultrapassaram a tela, tornando o processo compreensível para todos os espectadores.

O colódio úmido em placas de vidro é uma prática que exige comprometimento, tempo e recursos financeiros. João compartilhou detalhadamente o processo, explicando quando e como essa técnica foi historicamente utilizada. É uma arte que vai além de simplesmente apertar um botão em uma câmera digital, exigindo dedicação total e conhecimento aprofundado.

O Fascínio Histórico do Desenvolvimento com Colódio Úmido: Uma Profunda Imersão na Fotografia do Passado

O processo de desenvolvimento fotográfico com colódio úmido representa um marco na história da fotografia, caracterizado por uma riqueza de detalhes e uma beleza intrínseca que resistiu ao teste do tempo. Para entender completamente a importância dessa técnica, é necessário fazer uma viagem ao passado, remontando às raízes da fotografia em si.

Origens e História do Colódio Úmido:

O colódio úmido foi introduzido pela primeira vez na metade do século XIX, em 1851, pelo cientista britânico Frederick Scott Archer. Esse processo inovador rapidamente substituiu o anterior daguerreótipo, proporcionando maior flexibilidade e versatilidade aos fotógrafos da época. O colódio úmido rapidamente se tornou a técnica preferida para criar placas fotográficas.

O Processo Detalhado:

A técnica do colódio úmido envolve uma série de passos artesanais que exigem grande habilidade e precisão. Inicialmente, é aplicado um revestimento de colódio, uma solução de nitrocelulose em éter e álcool, em uma placa de vidro. Essa placa ainda úmida é então imersa em uma solução de nitrato de prata, tornando-a sensível à luz.

A placa sensibilizada deve ser exposta à luz na câmara escura dentro de poucos minutos, pois a sensibilidade à luz do colódio diminui rapidamente. Após a exposição, a placa é imediatamente revelada usando uma solução ferrosa, revelando a imagem latente. Posteriormente, é fixada com uma solução de tiossulfato de sódio para interromper o processo químico.

Uma característica distintiva do colódio úmido é sua capacidade de produzir imagens nítidas e detalhadas, juntamente com uma rica gama tonal. No entanto, a necessidade de realizar todo o processo enquanto o colódio ainda está úmido torna essa técnica extremamente exigente e não adequada para aqueles que procuram resultados imediatos.

A Era de Ouro da Fotografia com Colódio Úmido:

O período entre meados do século XIX e o início do século XX é considerado a “era de ouro” da fotografia com colódio úmido. Fotógrafos talentosos como Mathew Brady durante a Guerra Civil Americana e Julia Margaret Cameron na Inglaterra tornaram essa técnica famosa por sua capacidade de capturar detalhes e emoções de maneira sem precedentes.

O Renascimento do Colódio Úmido:

Hoje, apesar dos avanços tecnológicos, ainda existem entusiastas da fotografia que abraçam o colódio úmido como uma forma de arte autêntica e nostálgica. Eventos especiais, como a noite de transmissão com João Castanheira, oferecem uma oportunidade única para se aprofundar nas raízes da fotografia, apreciando a maestria e a arte que caracterizam o processo do colódio úmido. Através dessas experiências, mantemos viva a conexão entre o passado e o presente, celebrando uma técnica que continua a encantar com sua beleza atemporal.

Pensamos em Tudo:

Para garantir que nenhum entusiasta de fotografia perdesse esta experiência extraordinária, tornamos o evento acessível mesmo à distância. Membros e entusiastas puderam se conectar por meio de um link compartilhado no Facebook e em outros grupos online, permitindo que acompanhassem passo a passo o processo de desenvolvimento.

Para aqueles que não puderam participar ao vivo, pensamos em tudo. Nos próximos dias, lançaremos um vídeo em nosso canal no YouTube com os destaques da noite. Será uma oportunidade para reviver a emoção do evento e aprofundar ainda mais na fascinante técnica do colódio úmido em placas de vidro.

Nossa aventura no mundo da fotografia analógica não termina aqui. Occhio Fotografico já está planejando novos eventos e workshops, inspirados na noite mágica com João Castanheira. Para ficar atualizado sobre todas as nossas iniciativas, convidamos você a nos seguir em nossas redes sociais. E se quiser fazer parte ativa desta comunidade apaixonada, torne-se um membro do Occhio Fotografico. Com certeza, haverá mais experiências únicas para compartilhar no fascinante mundo da fotografia analógica.

Caros leitores, considerando nossa audiência diversificada composta por leitores italianos, espanhóis e ingleses, gostaria de informar que o artigo será traduzido tanto para o inglês quanto para o espanhol. Este esforço visa garantir que todos possam desfrutar plenamente do conteúdo. Peço desculpas antecipadamente por quaisquer inconsistências nas traduções e agradeço pela paciência e compreensão.

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